Programmazione didattica scuola primaria

programmazione didattica copertinaDai “Programmi” alla costruzione dei curricoli

Con il conferimento dell’autonomia alle Istituzioni scolastiche, a esse, pur nell’ambito di principi ed indirizzi generali stabiliti di volta in volta dallo Stato o, per alcuni specifici aspetti, dalle Regioni, sono state trasferite moltissime competenze tutte definite nel Regolamento dell’autonomia scolastica e tutte di fondamentale importanza tra cui, tra l’altro, quella di definire o, per meglio dire, costruire i curricoli e quella di determinare metodi e procedure di valutazione.

Questo è il motivo per cui, nel primo ciclo di istruzione, sono stati aboliti i preesistenti programmi didattici e, a partire dal 2004, prima con il ministro Moratti, successivamente con il ministro Fioroni e, infine, con il ministro Profumo essi sono stati sostituiti con "Indicazioni nazionali" che impongono alle singole scuole autonome, e quindi ai docenti, sia in Collegio che singolarmente, di costruire i curricoli nell’ambito dei principi generali e dei traguardi fissati nelle Indicazioni. Indicazioni Nazionali

Il principale obiettivo perseguito è stato quello di restituire alle scuole e ai suoi operatori competenze e prerogative di loro esclusiva pertinenza tra cui principalmente e in modo sinergico:

  • costruire il curricolo adottando un chiaro impianto programmatico-progettuale;
  • individuare e definire criteri e metodi di valutazione sia per gli alunni che per la scuola e costruire i relativi strumenti di valutazione e di certificazione.

 

I modelli di programmazione curricolare

Coerentemente con l’evoluzione storica del concetto di programmazione e di riforma dei curricoli che ha caratterizzato in questi ultimi decenni la scuola italiana, la moderna ricerca pedagogica ha elaborato e proposto diversi modelli di programmazione:

  • da quella per obiettivi a quella di concetti e mappe concettuali;
  • da quella per sfondo integratore a quella per situazioni e così via fino ad arrivare al concetto di postprogrammazione e a quello, recentemente più evocato, di programmazione per competenze.

Tali modelli, di matrice psicologica ed epistemologica comune per altri versi e di matrice totalmente

Diversa per altri, si distinguono sostanzialmente per il ruolo predominante che, di volta in volta, essi assegnano alla conoscenza o sapere, all’azione didattica (con attenzione al ruolo dell’alunno) e alla scuola come ambiente di apprendimento in cui si correlano in modo dinamico e unitario i seguenti tre fattori (frutto delle più recenti e accreditate dottrine psicopedagogiche e dell’evoluzione che la ricerca metodologica-didattica ha fatto registrare nel corso del secolo appena concluso):

A) la via principale per promuovere la conoscenza e il sapere è quella di individuare e trasferire le strutture del sapere intese come principi interpretativi della realtà, come metodi di indagine mediante cui dare senso, ordine e significato al mondo e ai suoi fenomeni;

B) l’alunno è soggetto protagonista e costruttore del proprio sapere e della propria cultura;

C) la capacità di mediazione didattica del docente va prevalentemente intesa come capacità di far leva sugli interessi e sulle curiosità dell’alunno.

 

Le fasi della programmazione curricolare per obiettivi

I vari momenti in cui si articola la programmazione curricolare per obiettivi sono quelli classici e canonici dell’analisi della situazione, della formulazione degli obiettivi, della selezione e organizzazione dei contenuti e delle attività, della selezione e organizzazione dei metodi, delle tecniche e degli strumenti, e, infine quello della verifica e valutazione. Ciascuno di tali momenti non ha tanto un valore a sé stante; come si diceva poc’anzi, assume significato nella misura in cui si correla con gli altri in una logica di organicità, di reciprocità e di ricorsività, che tende a conferire scientificità e verificabilità all’azione educativa e istruzionale.

Senza nulla sottrarre in termini di importanza alle varie fasi, un ‘attenzione a parte nel modello di programmazione curricolare, per obiettivi, va riservata alla momento della verifica e valutazione dell’apprendimento.

 

La scuola istruisce per educare

Partendo dal presupposto – ormai acquisito nel patrimonio pedagogico, didattico e metologico della scuola – che esiste uno stretto rapporto tra istruzione ed educazione (nel senso che anche la semplice nozione, avendo la capacità di innescare evoluzioni nei processi mentali di chi apprende, diventa perciò stessa educativa) va subito evidenziato il grande valore educativo e formativo insito nelle discipline di studio. Ciò significa che la scuola istruisce per educare riconoscendo, così, il ruolo formativo ed evolutivo che svolgono le materie di studio o discipline nei confronti dei diversi aspetti che compongono la personalità del soggetto (cognitivo, affettivo, morale, sociale, ecc.).

 

La programmazione didattica

La programmazione didattica:

A) consiste nella previsione analitica di ciò che si fa in concreto (nel senso che definisce e chiarisce che cosa fa l’insegnante, cosa fanno gli alunni, in quali spazi, con quali strumenti, in quale ordine, in relazione a quali obiettivi, ecc.);

B) esplicita e precisa

  • le interrelazioni tra i traguardi di sviluppo e gli obiettivi di apprendimento;
  • le aree di esperienza/conoscenza;
  • le teorie di insegnamento/apprendimento;
  • gli elementi organizzativi;
  • il grado di specificità degli obiettivi;
  • i criteri di verifica-valutazione.

C) è garanzia di diversificazione, personalizzazione e individualizzazione dell’intervento educativo ed è centrata sull’organizzazione didattica nel senso che:

  • definisce le modalità di raggruppamento degli alunni;
  • esplicita le modalità di strutturazione degli spazi;
  • individua e scandisce i tempi di durata delle singole attività.

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